Vittorio Elio Italico Zupelli

Vittorio Elio Italico Zupelli

Vittorio Italico Zupelli (Capodistria, 6 marzo 1859 – Roma, 22 gennaio 1945), militare di alto grado del regio esercito e ministro. Alla morte del padre Giuseppe (1871), che nella città istriana era docente di materie letterarie nel ginnasio superiore, la famiglia rientrò a Udine. Poiché era nato all’estero, dovette presentare la domanda per l’ottenimento della cittadinanza italiana e solo dopo poté iscriversi all’Accademia militare di Modena dove frequentò il corso per ufficiali. Nel 1881 conseguì il grado di sottotenente di artiglieria, nel 1883 fu nominato tenente; il servizio di presidio lo portò ad Ancona, Roma, Piacenza, Milano. Nel 1886, al termine della Scuola di guerra, ottenne il grado di capitano. Presso lo Stato Maggiore, grazie alla sua conoscenza della lingua tedesca, fu assunto all’Ufficio scacchiera orientale che studiava la realtà degli eserciti austro-ungarico e russo; dopo la ripresa del servizio di presidio, ad Ancona, Pesaro e Forlì, nel 1893 fu trasferito definitivamente. Si distinse anche per la pubblicazione di alcune opere di carattere militare. Nel 1897 passava al comando di un battaglione in Sicilia con il grado di tenente e nel 1899 fu richiamato allo Stato Maggiore in qualità di sottocapo al comando del corpo d’armata di Roma. Ebbe non pochi incarichi relativi allo studio delle difese austro-ungariche lungo il confine con l’Italia come pure dell’organizzazione dell’esercito imperiale. Nel 1907 fu nominato colonnello e nel 1909 divenne segretario del capo di Stato Maggiore dell’Esercito. Nel 1910 comandava il 22º reggimento di fanteria Pisa, successivamente prese parte alla guerra di Libia e collaborò con il capitano Pietro Badoglio. Nel 1912 fu coinvolto in una missione segreta a Berlino per sondare in quale modo l’Italia, legata alla Triplice Alleanza, avrebbe dovuto contribuire militarmente in caso di un conflitto. In seguito ebbe l’incarico di capo di Stato Maggiore del corpo d’armata di Napoli, passò al comando della brigata Sassari e infine, con il grado di maggiore generale, fu alle dipendenze del duca d’Aosta come capo di Stato Maggiore della IV armata. Nel 1914 il generale Cadorna lo convocò a Roma e fu proposto sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito. Per iniziativa di Antonio Salandra, presidente del Consiglio dei ministri, fu nominato ministro della Guerra; l’11 ottobre 1914 Zupelli prestò il suo giuramento alla presenza di Vittorio Emanuele III. S’impegnò notevolmente dedicando l’attenzione al problema delle scorte di munizioni e viveri, dell’industria bellica e nel gennaio del 1915 mise in moto la mobilitazione generale. Con l’entrata in guerra dell’Italia, ben presto emersero i contrasti con Cadorna, relativi sia alla strategia adottata sul fronte sia all’organizzazione delle retrovie. Quando la situazione divenne insostenibile decise di presentare le dimissioni, che dovette ritirare dopo l’intervento del sovrano, ma le ripresentò alla caduta del Governo Salandra (giugno 1916) e in quell’occasione furono accolte. Fu ministro della Guerra anche nell’ultimo anno del conflitto, carica che ricoperse per meno di un anno (20 marzo 1918-17 gennaio 1919).

  • Bibliografia
    G. Poli, L’istriano generale Zupelli, in «Pagine Istriane», s. IV, a. XVIII, n. 22, Trieste 1968, pp. 83-90; A.A. Mola, Vittorio Zupelli, in Il parlamento italiano 1861-1988, vol. IX, 1915-1919. Guerra e dopoguerra. Da Salandra a Nitti, Milano 1988, pp. 75-76.
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    http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vittorio_Italico_Zupelli_1915.jpg
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