L’affondamento del «Baron Gautsch»

L’affondamento del «Baron Gautsch»

Il «Baron Gautsch» era una delle navi passeggeri più all’avanguardia del Lloyd Austriaco, con il suo scafo in acciaio; varata nel 1908 nel cantiere Gourlay Brothers & Company di Dundee in Scozia (lunghezza 84,55 m., larghezza 11,6 m., altezza 7,5 m., con una stazza lorda di 2069 tonnellate e una stazza netta di 861), aveva quattro caldaie a tre forni per ognuna, annoverava sessantaquattro membri d’equipaggio e poteva trasportare circa trecento passeggeri. Era dedicato al barone Paolo de Gautsch de Frankerrthurm, presidente del governo e del Consiglio imperiale del Parlamento di Vienna alla fine del XIX secolo.

Il 12 agosto 1914 il piroscafo partì dalle Bocche di Cattaro, alla volta di Trieste che avrebbe raggiunto  nel tardo pomeriggio del giorno successivo. In un viaggio della durata di ventitré ore, l’itinerario era il seguente (con partenza dal molo San Carlo): Pola, Lussinpiccolo, Zara, Spalato, Lesina, Gravosa, Castelnuovo e Cattaro. Dopo la dichiarazione di guerra alla Serbia, il 27 luglio 1914, il vapore, come tanti altri, fu requisito dalle autorità militari per far fronte al trasporto di truppe e merci; il 9 agosto ritornò al suo servizio regolare, ma con l’equipaggio militarizzato. Il primo conflitto mondiale era scoppiato da poco, a bordo vi erano famiglie che abbandonavano le località dalmate, gruppi di villeggianti che ormai si sentivano insicuri ma anche i primi sfollati dalla Bosnia ed Erzegovina e militari richiamati. Il 13 agosto 1914 il capitano Paolo Winter entrò per errore in una zona minata a circa 9 miglia al largo di Rovigno e colò a picco in brevissimo tempo. Le persone complessive imbarcate erano stimate tra le 310 e le 350, i superstiti furono 190, i morti circa 130, ma furono rinvenuti non più di 30 corpi. I sopravvissuti furono condotti a Pola e ricoverati; un primo gruppo giunse a Trieste la sera del 14 agosto a bordo del piroscafo «Adriana» della Società Istria-Trieste. La carcassa dell’imbarcazione si trova adagiata su un fondale sabbioso a circa quaranta metri di profondità non lontano da Rovigno.

  • Bibliografia
    P. Spirito, L’ultimo viaggio del ‘Baron Gautsch”, Lint., Trieste 2002 (2a).
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  • Crediti immagine
    Archivio Roberto Todero. Collezione privata visitabile Zenobi.
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