V armata austro-ungarica

V armata austro-ungarica

All’inizio di maggio del 1915 il Comando supremo austro-ungarico prevedeva di dislocare la V armata in Croazia (a sud di Varaždin), mentre il grosso delle forze militari sarebbe stato posizionato nella conca di Lubiana (III armata e un’armata tedesca); il gruppo d’armata della Carinzia sarebbe stato sistemato lungo la Drava. Sull’Isonzo, invece, fu inviata un’ulteriore divisione che trovò posto tra il mare e la Carinzia. Con la dichiarazione di guerra dell’Italia i piani mutarono, anche perché fu palese che non vi sarebbe stato un appoggio germanico. A quel punto, la V armata fu schierata sull’Isonzo e il comando fu affidato al generale Svetozar Borojević von Bojna (27 maggio 1915). L’arciduca Eugenio, che era comandante del fronte balcanico a seguito dell’esonero di Oskar Potiorek (dicembre 1914), il cui quartier generale si trovava a Maribor, ebbe il comando del fronte italiano. Questi portò con sé i due corpi d’armata rimasti lungo il confine con la Serbia e i medesimi furono la base della riorganizzata V armata. Per far fronte alla pressione russa sul fronte orientale, i tedeschi avevano fatto affluire non poche divisioni dal fronte occidentale (impegnate nella battaglia di Gorlice-Tarnow, maggio 1915), pertanto Erich von Falkenhayn, capo di Stato Maggiore generale, disapprovò il trasferimento di unità austro-ungariche sul teatro bellico con l’Italia, come voleva invece Conrad, perché i germanici non sarebbero stati in grado di sostituirle. Lungo la linea confinaria con il Regno d’Italia, allora, furono schierati per lo più unità di riserva. La mobilitazione italiana ebbe ritmi lenti e la prima offensiva fu sferrata a un mese dall’entrata in guerra. Per l’imperial e regio esercito furono quattro settimane utilissime per attestarsi su posizioni strategiche, rinforzare le difese ed organizzare le truppe, nel frattempo aumentate di numero. Il 23 maggio 1915 erano presenti in linea 24 battaglioni e mezzo e 25 batterie da campagna, tre giorni più tardi il numero era più che raddoppiato. Era il chiaro segnale che la V armata austro-ungarica si stava modellando.
Le difficoltà riscontrate dal regio esercito, che dai primi di giugno si trovò di fronte al sistema trincerato avversario, fecero comprendere a Cadorna che l’illusione di un’avanzata rapida era ormai svanita e avrebbe dovuto affrontare una guerra di posizione. Tutto questo persuase Borojević a rimanere saldo sul ciglione carsico e ad affrontare gli italiani lungo l’Isonzo, anziché spingere le armate italiane nella conca di Lubiana, come prevedeva Conrad von Hötzendorf, capo di Stato Maggiore imperiale, per accerchiarle e batterle in un possente scontro d’annientamento. Nell’autunno del 1915 gli austro-ungarici schierarono in quel settore otto divisioni, ognuna delle quali contava un quantitativo maggiore di battaglioni rispetto a quelle italiane, perciò il numero di effettivi era di poco inferiore alla metà di quelli italiani.
Il fronte difeso dalla V armata di Borojević si articolava in una serie di punti fortificati che iniziavano sui rilievi carsici non lontano da Monfalcone e nell’area del monte Sei Busi e proseguivano nel sottosettore di San Martino del Carso e del monte San Michele. Nello spazio compreso tra il Vipacco e il monte Sabotino, il campo trincerato di Gorizia era affidato al generale Zeidler. A settentrione della testa di ponte vi erano due brigate agli ordini del feldmarschalleutnant Goiginger a difesa del medio Isonzo, fino al villaggio di Auzza; infine vi era il sottosettore di Tolmino al comando del generale Fox.

K.K.

  • Bibliografia
    G. Breccia, 1915: l’Italia va in trincea, Bologna 1915; P. Svoljšak, Čigava ali komu soška fronta. Slovensko-hrvaški stiki med prvo svetovno vojno v luči obrambe zahodne slovenske narodne meje, in “Studia Historica Slovenica”, a. 8, n. 2-3, Maribor 2008, pp. 357-375; A. Sema, La Grande Guerra sul fronte dell’Isonzo, Libreria Editrice Goriziana, Gorizia 2009 (I ed. 1995-1997); L. Sondhaus, Prima guerra mondiale. La rivoluzione globale, Einaudi, Torino 2014.
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