Sazonov Sergej Dimitrijević

Sazonov Sergej Dimitrijević

Ministro degli Esteri della Russia zarista negli anni della Grande guerra, promotore insieme all’ambasciatore russo in Italia Anatol Krupenskij di una politica nazionalistica volta ad esasperare i conflitti nazionali e le spinte autonomistiche tra i popoli della monarchia danubiana a vantaggio delle forze dell’Intesa. A partire dall’estate del 1914, infatti, le autorità russe avevano rivolto la loro attenzione agli slavi, nell’intento di far leva sulle loro spinte autonomistiche e sulla comune radice etnica e culturale, avviando un’intensa opera di propaganda tra i numerosi cechi presenti a Mosca ed in altre città russe. Proprio la comunità ceca di Mosca avrebbe indirizzato al ministro degli Esteri Sazonov, la richiesta di permettere la costituzione di un contingente di volontari disposti a sostenere lo sforzo dell’esercito russo con la prospettiva di creare uno stato ceco indipendente. Il 16 settembre 1914 lo stesso Sazonov inviava un appello sottoscritto dal comandante supremo Nikolàj Nikolàevič a tutti i popoli dell’Austria-Ungheria. Stampato in nove lingue e diffuso in 100.000 copie, soprattutto tra i soldati cechi, ruteni e serbi, ebbe ampia risonanza e fu introdotto illegalmente in Austria-Ungheria. Diari, testimonianze, documenti d’archivio ribadiscono un interesse politico ben preciso anche nei confronti dei soldati austriaci di nazionalità italiana. Il 23 ottobre 1914 l’ambasciatore russo in Italia Krupenskij dichiarava a Salandra la disponibilità del suo governo a liberare soldati etnicamente italiani, sottintendendo con tale gesto l’intento di appoggiare, a vantaggio dell’Italia, anche le rivendicazioni jugoslave nelle zone miste, italo-slave, dell’Adriatico.
In realtà, Sazonov intendeva offrire sin d’allora meno di quanto avesse fatto il suo ambasciatore a Roma. In un memoriale, redatto probabilmente tra il 20 e il 22 agosto, Sazonov si proponeva di promettere all’Italia il Trentino, Trieste, Valona «come anche una situazione preponderante nel Mare Adriatico, salvo la concessione di accesso a quel mare alla Serbia entro limiti da stabilire». Con ciò Sazonov ripeteva quanto il suo sostituto, barone Schilling, aveva già prospettato, il 14 agosto, all’ambasciatore italiano a Pietrogrado. Ricevuto che ebbe il rapporto di Krupenski, Sazonov stimò prudente restringere la portata delle promesse fatte, dal momento che il governo italiano non s’era affrettato a raccogliere l’offerta dell’ambasciatore russo. Il 24 agosto, sapendo che l’Italia avrebbe se mai negoziato a Londra, il ministro degli Esteri russo telegrafò ai suoi ambasciatori in Inghilterra e in Francia: «Io considero necessario evitare accuratamente, durante le trattative con l’Italia, premature promesse concernenti la costa dalmata, la quale per tutta la sua estensione è abitata da serbi».
Con l’entrata in guerra dell’Italia, della Romania e della Bulgaria, i progetti di utilizzo dei prigionieri a vantaggio delle forze dell’Intesa si ridefinirono su base più ampia. I diari e le lettere dei soldati, le relazioni della Croce Rossa danese in visita ai campi, i rapporti dei comandi militari, come risulta da studi recenti, evidenziano le difficoltà e le contraddizioni di tale politica e gli ostacoli ad essa frapposti dagli sconquassi della Russia in guerra, oltre che dall’eterogeneità delle posizioni emerse tra i prigionieri italiani.

M.R.

  • Bibliografia
    Rossi M., I prigionieri dello Zar. Soldati italiani dell’esercito austro-ungarico nei lager della russia (1914-1918), Mursia, Milano 1997; Rossi M., Irredenti giuliani al fronte russo. storie di ordinaria diserzione, di lunghe prigionie e di sospirati rimpatri, 1914-19201914-1920., Del Bianco, Udine 1998; Valiani L., La dissoluzione dell’Austria Ungheria, Il Saggiatore, Milano 1966.
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