Il Piccolo

Il Piccolo

«Il Piccolo» è un quotidiano di Trieste, fondato da Teodoro Mayer, che iniziò le pubblicazioni il 29 dicembre 1881. La linea editoriale era semplice: «saremo indipendenti, imparziali, onesti». Grazie alla sua equidistanza e alla sua eclusione dalle polemiche ideologiche, divenne il foglio più diffuso in città e successivamente anche lungo l’Adriatico orientale; più di ogni altra testata, «Il Piccolo» ebbe influenza sull’opinione pubblica del ceto borghese. In origine sostenne i liberal-nazionali divenendone una sorta di portavoce, ma si distanziò dall’essere un organo politico d’informazione fazioso e d’intonazione irredentistica – rispetto al battagliero «L’Indipendente» –, preferendo presentare una messe puntuale di notizie di cronaca sia cittadina sia dei territori contermini, nonché internazionali, tanto da costituire un punto di riferimento per un ampio e variegato pubblico di lettori. Questa fu la carta vincente grazie alla quale penetrò tra la popolazione, che trovò una lettura puntuale dei fatti cittadini, presentati con un linguaggio accessibile anche agli strati meno scolarizzati. Volle rimanere apolitico poiché l’impresa editoriale gravava esclusivamente sulle poche risorse di Mayer, mentre per l’uscita di un giornale di tendenza politica era richiesto il versamento di una cauzione onerosa. Il successo fu dovuto anche al taglio del quotidiano, che non si presentava con l’editoriale in apertura ma riservava il suo spazio alle notizie più disparate. Nonostante tali caratteristiche, il giornale era filoitaliano e sosteneva le posizioni del gruppo dirigente liberal-nazionale, ma senza esporsi eccessivamente, attaccando con meno vigore gli ambienti governativi e gli avversari politici sloveni e croati. Le sue note però avevano una forte carica persuasiva, tanto che, implicitamente, divenne uno strumento efficace nella stagione dei dissidi politico-nazionali. Dal luglio del 1882 il giornale usciva nell’edizione del meriggio, che dal 15 aprile 1886 sarebbe divenuto una testata autonoma, cioè «Il Piccolo della Sera». Il 7 aprile 1887 il fondatore versò i seimila fiorini di cauzione e il giornale divenne politico; da quel momento in poi sarebbero comparsi anche gli articoli di fondo. Nonostante il cambiamento, continuò a dedicare il suo spazio alla cronaca, ma iniziò a battersi per la difesa dell’italianità della città e della regione contermine. Sul finire del XIX secolo, per usare le parole di Silvio Benco, il foglio divenne un’«autorevole guida delle popolazioni irredente». E l’importanza di questo organo di informazione crebbe progressivamente: se nel 1901 la tiratura si aggirava su circa 20 mila copie giornaliere, nel 1915 queste sfioravano le 100 mila.

La sera del 23 maggio 1915, dopo l’annuncio dello scoppio delle ostilità tra l’Italia e l’Austria-Ungheria (Mayer si trovava a Roma), dopo due tentativi d’incendio, la sede de «Il Piccolo» fu data alle fiamme da elementi filoaustriaci, che con turbolenza protestavano al diffondersi della dichiarazione di guerra italiana. Da quel momento in poi scese il periodo di silenzio, sorte che sarebbe toccata in ogni caso, considerata l’esistenza di un provvedimento di sospensione delle pubblicazioni. Il ritorno in edicola avvenne il 20 novembre del 1919.

  • Bibliografia
    S. Benco, «Il Piccolo» di Trieste. Mezzo secolo di giornalismo, Treves-Treccani-Tumminelli, Milano-Roma 1931; S. Monti Orel, I giornali triestini dal 1863 al 1902, LINT, Trieste 1976; Ezio Lipott, Il Piccolo ieri 1881-1899. Origini e diffusione di un quotidiano popolare nella Trieste di fine Ottocento, I. Svevo ed., Trieste 1981.
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  • Crediti immagine
    Biblioteca Civica A. Hortis, Trieste.
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