Francesco Ferdinando d’Asburgo Este

Francesco Ferdinando d’Asburgo Este

Francesco Ferdinando (Graz 18 dicembre 1863 – m. a Sarajevo 28 giugno 1914), figlio del fratello minore di Francesco Giuseppe, Carlo Ludovico, divenne erede al trono d’Austria-Ungheria nel 1889, dopo il suicidio del principe Rodolfo. L’anno successivo, come conveniva al suo nuovo status, prestò servizio con il grado di colonnello a Sopron, presso il 9° reggimento Ussari, a prevalente composizione magiara. Tale esperienza, anziché rafforzare il legame dell’erede al trono con la Transleitania, contribuì ad alimentare un’ostilità che egli non si sarebbe preoccupato di celare e che, nel tempo, lo avrebbe reso profondamente inviso alla componente ungherese dell’Impero. Nel 1892, dopo molte insistenze, ottenne dall’imperatore il permesso di partire per un lungo viaggio che lo portò dall’Estremo Oriente agli Stati Uniti, fornendogli un prezioso bagaglio di esperienze, raccolte in un diario che sarebbe stato pubblicato qualche anno più tardi. Nel 1894 gli venne diagnosticata una grave forma di tubercolosi polmonare, che fece temere per la sua vita. L’isolamento patito durante la malattia, unitamente alla convinzione che il titolo di erede al trono fosse ormai appannaggio del fratello più giovane, Otto, contribuì a esacerbare l’animo di Francesco Ferdinando, alimentando un risentimento duraturo nei confronti di quanti, nelle alte gerarchie dell’Impero, sembravano avergli voltato le spalle. Nacque probabilmente dopo la malattia  il legame affettivo con la contessa Sophie Chotek von Chotkova und Wognin, appartenente all’antica nobiltà boema ma inadeguata alle nozze con l’erede al trono degli Asburgo, cui i rigidi vincoli dinastici imponevano l’unione con una principessa di sangue reale. Il matrimonio incontrò la netta opposizione non solo di Francesco Giuseppe e della nobiltà di corte, ma anche dell’onnipotente ministro Goluchowski, che fece il possibile per estromettere l’arciduca dalla successione. Solo rinunciando preventivamente alla trasmissione del titolo alla propria prole, Francesco Ferdinando poté, nel luglio del 1900, sposare la contessa, a sua volta privata della possibilità di divenire arciduchessa e, in seguito, imperatrice.

Sul piano politico, il ruolo dell’erede al trono era circoscritto alle funzioni di mera rappresentanza: trasferte nelle corti europee, parate militari e, dal 1898, per espresso incarico di Francesco Giuseppe, un ruolo ispettivo nell’esercito senza alcun effettivo potere politico. Nonostante l’evidente volontà dell’imperatore di estromettere il nipote dalle scelte politiche più rilevanti, questi costituì attorno alla propria persona una sorta di governo-ombra, conosciuto come «governo del Belvedere» dal nome della sua residenza ufficiale nella capitale. Mancavano tuttavia, per l’esercizio di un’effettiva influenza politica, l’appoggio e la considerazione da parte dei personaggi più significativi all’interno della Duplice monarchia, più sovente ‒ come la componente ungherese ‒ ostili all’erede al trono e infastiditi dai suoi modi poco diplomatici. Di ispirazione clericale e sostanzialmente conservatrice, Francesco Ferdinando non esitò tuttavia ad appoggiare il piano di riforma dell’esercito del generale Conrad, sostenendone la nomina a capo di Stato Maggiore. La riforma dell’ordinamento interno in senso trialista, con la creazione di un regno nelle province di Bosnia e Erzegovina, era vista come  funzionale al ridimensionamento della componente magiara, ritenuta politicamente troppo influente. In politica estera l’erede al trono seguiva lo schema ormai desueto della lealtà monarchica, nonché l’idea di ricostituire, con Russia e Germania, la Lega dei tre imperatori. Diffidava profondamente della Francia e ancor più dell’alleanza con il Regno d’Italia, cui imputava irredentismo e questione romana. Per questa ragione rifiutò costantemente di recarsi in visita a Roma. Francesco Ferdinando, insieme alla moglie Sofia Chotek, fu ucciso il 28 giugno 1914 da un gruppo di irredentisti serbo-bosniaci, a Sarajevo. Come noto, l’attentato innescò la miccia che condusse allo scoppio della Grande guerra.

  • Bibliografia
    L. Jedlicka, Erzherzog Franz Ferdinand (1863-1914), in H. Hantsch, Gestalt der Geschichte Oesterreichs, Innsbruck, Wien, Muenchen, 1962; R. Kann, Erzherzog Franz Ferdinand Studien, Wien ,1976; A. Hannig, Franz Ferdinand, Die Biographie, Wien 2013.
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